giovedì 11 ottobre 2012

I ROM NON SONO RUMENI


In Italia
Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie peculiarità. Essi hanno un'origine comune, L'india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L'opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell'intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell'Italia e i Rom nell'Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1'80% degli zingari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali.

L'arrivo in Italia

L'origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l'itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall'India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l'Armenia e l'Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l'Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all'assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grecia e l'attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l'arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all'epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nord per via terra, proveniente, dall'Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l'Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall'interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla "memoria" e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscitavano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l'arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un'anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: "A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d'Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone...... " Dalle "grida" e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione).

I Rom abruzzesi

I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all'essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l'attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L'istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famiglia, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l'esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un'intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l'onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall'etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d'azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall'insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l'immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in termini criminalizzanti, l'una e l'altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all'imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l'assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l'individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati "gavalé" e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all'interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all'esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esigenze che alterano l'etica romanès e che infondono nei Rom l'arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte.

La lingua

La lingua dei Rom abruzzesi detta "romanès" o "romaní ©hib" è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell'Italia centromeridionale a testimonianza dell'itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell'India verso occidente.

(Ringraziamo il Camerata Rumeno Costel Antonescu che ha fornito tali informazioni)





lunedì 8 ottobre 2012

IL FUNZIONARIO OSCURO, l'uomo che si oppose alla vendita dell'Italia!

Assolutamente da vedere! L'economista Nino Galloni,direttore generale del Ministero del Lavoro, spiega in una conferenza quello che non è mai stato detto pubblicamente, i segreti che si nascondo dietro la moneta unica e il progetto di indebolimento dell'Italia studiato a tavolino da Francia e Germania. Ecco perchè sostenere la sovranità monetaria!






sabato 6 ottobre 2012

domenica 30 settembre 2012

SODDISFAZIONE PER LA BUONA RIUSCITA DELLA MANIFESTAZIONE

Come da programma si è svolta ieri la marcia rivoluzionaria forzanovista a Lucca ed in contemporanea in altre 10 città italiane.I partecipanti, un centinaio di militanti provenienti un pò da tutto il centro-nord dellaToscana, hanno sfilato pacificamente indossandola camicia bianca della rivoluzione ed intonando a gran voce gli slogan che ormai contraddistinguono Forza Nuova da qualsiasi altra forza politica, lavoro prima agli italiani,moneta di popolo e rivoluzione!
Con grande gioia dei partecipanti molti sono stati i curiosi che si sono soffermati a guardare la sfilata del corteo annuendo di approvazione per le grida contro il sistema corrotto
e chiedendo informazioni e chiarimenti sul movimento.
Nessun scontro o momenti di tensioni, tutto si è svolto con vivace serenità e con grande gioia anche della Digos e delle forze dell'ordine presente con un nutrito gruppo di agenti.

Durante i 15 anni trascorsi dalla sua fondazione FN è cresciuta e maturata distaccandosi da elementi e gruppi violenti che troppo spesso ne hanno macchiato il nome riorganizzando le idee pur mantenendo gli obbiettivi originali ed oggi possiamo chiaramente affermare che una forza decisa, dirompente, identitaria e dallo spirito puramente nazionalpopolare è pronta a diventare protagonista nella scena politica italiana.
 
Abbiamo firmato un patto con il popolo italiano: noi non tradiremo la bandiera tricolore!!

Il commento del leader Roberto Fiore sul sito nazionale.

giovedì 31 maggio 2012

MONETA DI POPOLO A VIAREGGIO, UNA SOLUZIONE PER LA CRESCITA


La causa principale della crisi economica che stiamo attraversando è essenzialmente dovuta all’elevato debito pubblico che frena ogni tentativo di Crescita ed aumenta la recessione e quindi la disoccupazione, con l’incubo di un clamoroso default. Tale DEBITO PUBBLICO è certamente imputabile, in primis, alle banche e al loro SIGNORAGGIO. Stiamo pagando un debito pubblico non generato dal popolo, bensì provocato dallo Stato che ha comprato e continua a comprare… denaro emesso dalla BANCA CENTRALE indebitandosi e “trasferendo” tale debito sul proprio popolo. In tempi passati, le banche che emettevano denaro lo garantivano con la copertura aurea. Oggi, le monete non sono coperte da riserve di oro, non sono convertibili e il loro costo di emissione è praticamente zero, ma il GUADAGNO di chi le emette e le vende, ossia il signoraggio, è del 100% del VALORE NOMINALE. Quando lo Stato chiede denaro alla Banca Centrale paga il costo del valore nominale (e non il solo costo tipografico) con titoli di debito pubblico, ossia e conseguentemente impegnandosi a chiedere e a riscuotere CRESCENTI IMPOSTE ai propri cittadini e alle proprie imprese. Tutto ciò avviene attraverso la Banca Centrale Europea, il vero mostro giuridico creato dal Trattato di Maastricht, esente da ogni controllo: come un vero e proprio Stato sovrano, posto al disopra delle parti.


Inoltre è bene ricordare che il potere di acquisto della moneta è conferito esclusivamente dal mercato, dalla gente. La Banca Centrale non ha “prodotto” il valore del denaro, eppure si comporta come se fosse proprietaria del medesimo denaro, in quanto lo cede allo Stato (e alle banche commerciali) in cambio di titoli di Stato. La moneta è un bene immateriale di VALORE CONVENZIONALE e gravata di debito. La moneta ha valore perché MISURA IL VALORE DEI BENI. Poiché ogni unità di misura è convenzionalmente stabilita, la fonte dello strumento monetario è la convenzione. Ogni unità di misura ha la qualità corrispondente a ciò che deve misurare: il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, il chilogrammo ha la qualità del peso perché misura il peso, la moneta ha la qualità del valore perché misura il valore. La moneta è inoltre un bene collettivo, in quanto è creato dalla collettività che accetta la convenzione monetaria.


Ecco, che fondamentale importanza, in questo contesto economico e considerato quanto accennato e premesso sopra, assume la “MONETA COMPLEMENTARE”


Una moneta emessa non dalle Banche ma dagli Enti Locali: il Comune o la Provincia non creano debito pubblico ne privato, sarebbe di fatto una vera e propria MONETA DEL POPOLO


Il valore della moneta viene garantita solo dall’accettazione delle persone. Se per l’euro l’accettazione è imposta dalla B.C.E., in questo caso sarebbe solo VOLONTARIA e fiduciaria. Ma il principio è il medesimo: carta che misura una compravendita. Dal punto di vista normativo la Moneta Complementare è da considerarsi come un «abbuono» e pertanto non fa parte della massa imponibile, molto simile comunque alle politiche commerciali della grande distribuzione e per questo facilmente compreso e accettato. In sostanza la Moneta Complementare non è da considerarsi una vera e propria moneta.


La gran parte dei più stimati economisti contemporanei ( praticamente tutti coloro che non hanno interessi diretti con il mondo bancario) ritiene che la moneta complementare sia l’unico mezzo, a disposizione dei popoli occidentali, per uscire dalla crisi.
Oggi l’ applicazione di tale strumento ( risolutivo per la crisi ) è rafforzato da alcune leggi della nostra Costituzione.


Art.1 “ LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO che la esercita nei modi e nelle forme della Costituzione stessa”. E poiché la costituzione nulla stabilisce circa l’emissione del denaro, ossia non la regola e non la attribuisce ad alcun organo costituzionale, l’emissione del denaro è libera facoltà del popolo e tutte le leggi o decreti che volessero limitarla o toglierla al popolo, sarebbero incostituzionali.


Art. 42 “I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, ESPROPRIATA per motivi d’interesse generale…” Dunque, la proprietà del Denaro da parte delle Banche può essere espropriata.


Art. 54 “Ai comuni e alle province la legge riconosce, nell’ambito della finanza pubblica, AUTONOMIA FINANZIARIA fondata su certezza di risorse proprie e trasferite”.


Nel mondo oggi ESISTONO circa 5.000 MONETE complementari! Esse sono di vario genere e utilizzate in diverse comunità: alcune di esse si basano sulla concessione di crediti reciproci che non generano interessi, come il LETS, nato negli anni ’70 e diffuso in Gran Bretagna e Australia. Negli U.s.A. sono circa 70 i grossi comuni che utilizzano una vera e propria moneta complementare al dollaro, e le ITHACA HOURS (presenti dal ‘90) sono un esempio concreto di Crescita ed attestato da tutti.


Per alcuni la moneta complementare è diventato un business ad elevata utilità sociale, come nel caso della Wir Bank svizzera nata come cooperativa con l’obiettivo di sopperire alla crisi del ’29 e che oggi concede crediti in moneta complementare WIR di cui ne usufruiscono circa 60.000 IMPRESE che vogliono fronteggiare le crisi di liquidità e agevolare gli scambi. In Belgio circa 10.000 commercianti accettano pagamenti in RES, moneta complementare utilizzata da oltre 100.000 CONSUMATORI attraverso un’apposita card simile alle carte prepagate ricaricabili. In Italia tale realtà si chiama BexB, società che da dieci anni agevola le sue aziende associate (oggi circa 2400) a vendere e acquistare beni e servizi senza esborso di denaro, ma tramite l’utilizzo dell’unità di conto eurobexb. Da qualche anno è nato lo SCEC (sconto che cammina), moneta complementare rappresentata da biglietti, emessi dall’associazione ARCIPELAGO SCEC, che fungono da buoni sconto sul prezzo riutilizzabili successivamente. Queste sono monete che permettono di acquistare beni o servizi e sono complementari, cioè utilizzate in aggiunta, all’euro.


Anche in passato, il Presidente LINCOLN, avendo bisogno di denaro per finanziare la Guerra, chiese un prestito ai banchieri che gli offrirono un prestito al 24% di interesse; Lincoln rifiutò la loro richiesta perché non voleva gettare la nazione in tale enorme debito e decise di stampare banconote per conto proprio. Lincoln stampò oltre 400 milioni di dollari (senza debito ne interesse) e pagò i soldati, gli impiegati degli S.U. e comprò forniture per la guerra. Poco dopo la morte di Lincoln il governo revocò la legge sulle Banconote che mise fine al denaro esente da debito ed interesse. Fu approvata una nuova legge bancaria nazionale e tutto il denaro tornò ad essere gravato da interesse

Oggi come oggi, l’adozione della moneta complementare non può certo partire dallo Stato: è chiaro a tutti quali siano i rapporti che intercorrono tra il Governo Centrale e la B.C.E, e le possibili ripercussioni che ne deriverebbero con gli altri Governi Europei.

Ma certamente PUO’ E DEVE partire dai singoli Comuni, che non hanno interesse alcuno a far accrescere le Finanze della Banca Centrale!

Perché Viareggio non dà un CORAGGIOSO ESEMPIO al resto del Paese di come sia possibile e “semplice” uscire dalla Crisi ?


La moneta del popolo sarebbe ossigeno puro per l’economia del nostro Comune.


Supponiamo, per esempio, la scelta di tali condizioni da parte dell’ Amministrazione attuale:
- ogni cittadino potrà recarsi al Comune e chiedere 500 monete complementari in cambio di 500 euro
(chiaramente potrebbe stabilirsi un cambio diverso e/o un cambio che vari in funzione della situazione reddituale del singolo cittadino).


- le nuove monete messe in circolazione, avranno un potere d’acquisto doppio, attribuendo di fatto un valore convenzionale maggiore rispetto all’ Euro ( l’ Amministrazione potrebbe stabilire un valore convenzionale diverso e/o che ogni bene o servizio possa essere pagato in moneta complementare “solo” e al massimo per la metà del suo valore in Euro).

Ciò comporterebbe un immediato INCREMENTO DELLE ENTRATE COMUNALI: ogni cittadino che andrà in Comune per il cambio Euro – Moneta Complementare, avrà “regalato” Euro al Comune in cambio di una Moneta che però rappresenterà per lui e la propria famiglia un aumento del proprio potere d’acquisto
Il Comune potrebbe dunque CHIEDERE MENO SACRIFICI ai propri cittadini ( come per esempio la scelta di portare alle soglie minime le aliquote IMU applicabili), e al contempo investire tale incremento delle Entrate in opere e/o processi volte alla Crescita economica e sociale.
Commercianti, artigiani e liberi professionisti locali vedrebbero certamente INCREMENTARE LE PROPRIE VENDITE e offerte di servizi: ogni Viareggino avrà tanto di più da spendere e sarebbe invogliato nell’ acquistare maggiormente nel proprio paese, essendo che tale Moneta non avrebbe valore in altri Comuni.

La Moneta Complementare darà vita ad un ciclo economico-finanziario tale per cui vi sia sempre una COSTANTE CIRCOLAZIONE di tale moneta e quindi ricchezza che rimarrebbe sempre in paese.

È bene sottolineare che i commercianti e gli altri “venditori” avranno comunque un’ incasso in Euro ( visto il limite massimo di cambio e considerata la possibilità che il pagamento debba essere effettuato, come minimo, in euro per la sua metà del valore originario) permettendo loro di pagare propri fornitori e pagare tasse e contributi.


Sarebbe insomma una vera MANNA per l’economia del nostro paese.

martedì 8 maggio 2012

LA DESTRA "VERA" CONQUISTA IL PARLAMENTO GRECO
E' con un sorriso che salutiamo l'ingresso di Alba d'Oro nel parlamento greco che, con il 7% di preferenze dell'elettorato, conquista ben 21 seggi.
Un risultato storico che prospetta un'inversione di tendenza nel futuro della povera e martoriata penisola greca e che sopratutto siamo sicuri saprà rivelarsi un esempio da seguire.
Alba d'Oro è un movimento che per decenni ha fatto politica nelle strade senza mai ottenere risultati apprezzabili alle urne, non hanno mai ceduto, hanno sempre creduto e lottato per la loro patria senza venire premiati dalle elezioni. Nel 2009 arrivano allo 0,29%, nel 2010 alle comunali di Atene riescono per la prima volta a fare un eletto.
Oggi hanno 21 deputati, senza scendere a compromessi, senza rinnegare le loro origini, senza ricercare improbabili svolte "politicamente corrette".
Forza nuova è un partito dai contenuti simili (ma non estremisti) e rifiutiamo categoricamente l'appellativo di "neonazisti" come invece è comparso su tutti i giornali ed i notiziari parlando del successo di Alba d'Oro, un modo subdolo per rivangare nella memoria dei lettori, per associazione di idee, i peggiori ricordi della storia cercando quindi di metterci in cattiva luce.
Riusciamo solo a pensare che anche nel nostro parlamento la paura di perdere la poltrona è tanta e di molti!
Non meno importante e meritevole di lode è il successo riscontrato in Francia dal partito nazionalista di Marine Le Pen, anche questo forte sintomo di ribellione popolare e voglia di chiudere con l'austerità imposta dal sistema Europeo.  Ma forse è giusto estendere quanto detto ai Paesi dell'intera Unione Europea dato che la prima mossa della Grecia sarà proprio quella di distaccarsene, introducendo la propria moneta nazionale, liberandosi con un secco rifiuto dalla morsa bancaria e schiavista della BCE e sbattendo le porte in faccia agli stranieri ed ai loro traffici illeciti e speculativi.
Speriamo solo che il successo di Alba d'Oro non venga ofuscato dai nostri media come sta accadendo per l'Irlanda della quale i giornalisti sembrano essersi dimenticati ma che pare sia riuscita ad azzerare il proprio debito pubblico semplicemente riconsegnando le banche al loro legittimo proprietario: il popolo!
Alba d'Oro ha dimostrato che la costanza, la fermezza, la coerenza e l'ostinazione con il tempo vengono premiate e questo deve essere un esempio per tutti.....

.....ed un monito per i nemici!

giovedì 19 aprile 2012

ABBATTERE L'IMU SULLA PRIMA CASA E' POSSIBILE!!

Incredibile ma vero! L'amministrazione comunale del piccolo paese di Polistena (RC) ha dimostrato concretamente che abbatere l'IMU allo 0,2% sulla prima casa è possibile pur seguendo le leggi imposte dal governo. Di seguito riportiamo la dimostrazione pratica tratta dal sito web del comune di Polistena.
 NON PAGHERA' NULLA sulla prima casa circa il 90% dei cittadini
La maggioranza comunale ha approvato la definizione delle aliquote della nuova imposta, assumendo la decisione storica, esemplare e coraggiosa di non far pagare sulla prima casa la maggior parte dei polistenesi, i quali potranno ridurre a zero il dovuto grazie alla detrazione fissa di €. 200,00 prevista dalla legge ed a quella aggiuntiva di 50 Euro per ogni figlio a carico al di sotto di ventisei anni. Infatti solo per fare qualche esempio reale:
- con nucleo familiare composto anche da un solo componente proprietario di una casa classificata nel gruppo A2 (abitazioni civili residenziali) con 7,5 vani (120mq circa) classe 3 (massima) e rendita catastale di € 561,65 - NON SI PAGA
- con nucleo familiare composto da almeno un figlio a carico sotto i 26 anni e genitori proprietari di una casa classificata nel gruppo A2 (abitazioni civili residenziali) con 10 vani (180mq circa) classe massima e rendita catastale di € 748,86 - NON SI PAGA
- con nucleo familiare composto anche da un solo componente proprietario di una casa classificata nel gruppo A3 (abitazioni di tipo economico) con 7,5 vani (120mq circa) classe massima e rendita catastale di € 426,08 - NON SI PAGA
Per i gruppi A4 - A5 - A6 (Abitazioni popolari - ultrapopolari -rurali) dove la rendita catastale è assai inferiore alle altre categorie, esenzioni pressochè totali - NON SI PAGA
- con nucleo familiare composto anche da un solo componente proprietario di un villino classificato nel gruppo A7 (abitazioni tipo villini) con 7,5 vani (120mq circa) classe massima e rendita catastale di € 619,75 - SI PAGANO €. 8,24, ma con un figlio sotto 26 anni NON SI PAGA.

Evidentemente non si tratta di fantascienza ma di REALTA' e la copia del documento che sta facendo il giro d'Italia a testimonianza di quando detto è qui di seguito riportato


Data la difficile situazione economica nella quale si trovano molte famiglie viareggine, continuamente pressate dalle richieste di denaro del governo Monti, sarebbe una bella presa di posizione da parte del nostro Sindaco Lunardini, reduce dalla burrascosa riconferma dell'incarico, dimostrare finalmente ai cittadini qualcosa di concreto di cui andare fiero.